Con la fioritura dei pollini gli
allergici
stagionali cominciano a presentare una serie di sintomi fastidiosi:
starnuti,
scolo nasale di liquido acquoso e abbondante, prurito alle prime vie
aeree,
congiuntivite e spesso tosse, difficoltà respiratoria, fino
a vere crisi
asmatiche. La stagione comincia a
fine
gennaio con la fioritura degli alberi che dura sino a fine marzo: per
primo il
Nocciolo, abbondante nelle Prealpi, seguito dall’Ontano e
infine dalla Betulla.
Quest’ultima occupa ormai largamente tutto il territorio
lombardo ed essendo
una pianta ornamentale è abitualmente presente in
città nei parchi pubblici e
nei giardini privati. Di conseguenza l’allergia alla Betulla,
un tempo rara da
noi, è attualmente un problema rilevante. Oltre alla
rinocongiuntivite e
all’asma l’allergia alla Betulla può
associarsi ad allergia alimentare verso
alcuni frutti, come la mela e la nocciola, e alcuni vegetali, come la
carota e
il finocchio. Il fenomeno dipende da una allergia crociata tra polline
ed
alimenti che condividono allergeni comuni. A maggio e giugno si
verifica la
grande fioritura delle Graminacee. Si tratta di una famiglia
vastissima,
comprendente più di trentamila
specie
molte delle quali rappresentano l’erba dei prati. Esse
producono una
grandissima quantità di polline che una volta inalato
produce i sintomi. La
pianura Padana naturalmente costituisce un territorio di alta
esposizione, ma
le Graminacee si ritrovano anche sulle coste e nel prato di casa,
quindi
durante la stagione l’allergico non ha requie. Se poi egli
cerca di rifugiarsi
in montagna può ripresentare i sintomi in luglio ed agosto,
perché in
altitudine la fioritura ritarda di un paio di mesi.
Un polline molto importante al Sud
e sulle coste
rocciose del Mediterraneo è quello della Parietaria: una
pianticella molto
simile all’ortica, ma non urticante. Essa è
presente in Lombardia ma qui la sua
fioritura è breve rispetto al Sud
dove praticamente
fiorisce tutto l’anno e dove provoca seri e prolungati
disturbi respiratori.
Con il caldo di luglio la stagione
dei pollini si
placa in Lombardia, per riaccendersi a metà agosto con la
fioritura
dell’Ambrosia. E’ questo un arbusto la cui presenza
è stata segnalata per la
prima volta a Nord- Ovest di Milano circa trenta anni fa e che in
seguito si è
notevolmente espansa nel territorio
lombardo. Inizialmente i primi casi di allergia erano
stati descritti a
Magenta, Legnano, Busto Arsizio, Gallarate. Col passare degli anni
l’allergia
all’Ambrosia ha guadagnato sempre più terreno ed
attualmente coinvolge
interamente le province di Milano, Varese, Pavia, e parzialmente quelle
di
Bergamo, Lodi, Cremona. Anche la prevalenza dell’allergia
all’Ambrosia nella
popolazione generale è notevolmente aumentata negli ultimi
anni raggiungendo
attualmente valori rilevanti. Una recente indagine epidemiologica ha
evidenziato che a Busto Arsizio sono
allergici all’Ambrosia oltre il 10% degli abitanti, e circa
la metà di questi
sono asmatici.
La Direzione Generale
Sanità della Regione Lombardia
ha affrontato da diversi anni il problema del contenimento
dell’allergia
all’Ambrosia promuovendo, anche con apposite ordinanze, lo
sfalcio degli
arbusti più volte l’anno in modo da contrastarne
l’espansione. Un recente
studio sempre promosso dalla Regione ha dimostrato che
l’immunoterapia
specifica, il cosiddetto vaccino, somministrato per via sublinguale
è in grado
di ridurre i sintomi e il consumo di farmaci sintomatici.
L’immunoterapia
specifica è la prevenzione più efficace
dell’allergia ai pollini. Le iniezioni
sottocutanee sono state ormai quasi del tutto abbandonate e il
trattamento ora
viene condotto per via sublinguale per
4 mesi l’anno. E’ importante che il
vaccino sia indirizzato al polline
responsabile e mediante una diagnosi allergologica corretta. Questa si
realizza
con le cutireazioni che attualmente si praticano con minuscole
punturine nella
cute dell’avambraccio con risultato dopo 15 minuti.
Responsabile del Centro di Allergologia
Casa
di Cura Ambrosiana -
Cesano Boscone (MI)